Le Garnsurrladies, le donne rifugiate che tingono a mano i filati Garnsurr

I filati senza frontiere di Ann Helen

  • Manuela Zadro
  • Storie di oggi

Ann Helen Skaug vive a Nore, in Norvegia. I suoi filati si chiamano Garnsurr e sono i filati dell’utopia. In una sola matassa sono racchiusi tutti i colori del mondo. Perchè, a tingerli a mano, sono donne rifugiate. Dal mondo alla Norvegia.

Filati così, senza frontiere, hanno sedotto anche Stephen West, uno dei designer più amati, il più anticonformista, il più colorato: 'Westknits' ha deciso di accoglierli nel suo negozio di Amsterdam, Stephen&Penelope, vero luogo di culto per la comunità indie-knitter. E magari nasceranno anche dei progetti insieme.

Un successo che rende orgogliosa Ann Helen e anche le Garnsurrladies, le donne di Garnsurr. Sono donne migrate a Nore dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dalla Somalia. Ann Helen le ha volute nella sua azienda di filati, all’interno della fattoria di famiglia: un bel edificio in pietra che risale al 1790, con animali, tra cui dieci capre cachemire, e un paesaggio splendido nella valle del Numedal che conta seimila anime. Nel laboratorio le matasse vengono tinte artigianalmente e inoltre i capi vengono progettati e lavorati a maglia: scialli, stole, mini abiti per bambini, maglioni. Hanno uno stile indie inconfondibile. Sono realizzati in filati di merino, seta, alpaca. E hanno così tanti colori che ti chiedi come è possibile riuscire a ottenere un risultato così armonioso.

Garnsurr è un’azienda etica e solidale. Il progetto di Ann Helen, nato tre anni fa, è quello di aiutare le donne rifugiate in Norvegia nella difficile strada dell’inclusione. «Ho lavorato come insegnante nel programma di Introduzione per i rifugiati, e ho potuto vedere il grande divario tra donne e uomini, e tra i rifugiati analfabeti e scolarizzarti - ci racconta - Non è difficile capire la difficoltà di imparare una nuova lingua quando non sai leggere e scrivere! I rifugiati dovrebbero persino imparare il norvegese in soli due anni, dopodiché ottenere un lavoro adeguato ed essere parte ordinaria della società norvegese. Secondo me è troppo difficile». Così è nata l’idea di unire inclusione e insegnamento della lingua norvegese, attraverso l’artigianato, una grande passione di Ann Helen. «Avevo ricominciato a tingere di nuovo il filato dopo circa quindici anni, e pensavo che sarebbe stata una buona attività artigianale con cui lavorare e allo stesso tempo imparare il norvegese. Il lavoro richiede anche conoscenze di base come la matematica e abilità digitali».

Il progetto nasce per le donne. Sono loro, più degli uomini immigrati, a essere esposte al rischio di povertà e di esclusione in un paese straniero. L’idea di offrire un’opportunità di lavoro è stata per Ann Helen anche una scelta di impenditorialità sociale. Ha unito la sua formazione di insegnante laureata in Comunicazione e cultura digitale, e la sua passione, il knitting: «Ho lavorato a maglia per tutta la vita, da quando avevo 12-13 anni. Ho anche tinto il filato quando ho avuto i bambini piccoli, soprattutto il cotone. Per me, il movimento del filato tinto a mano è stato il grande risveglio del mio ‘knitting mojo’! Amo tantissimo i colori».

Le donne rifugiate che lavorano a Garnsurr sono Akberet, Yordanos, Sahro e Leila. «Al momento ci sono due donne che vengono dall’Eritrea, una dall’Afghanistan, e un’altra, in congedo per maternità, dalla Somalia» ci spiega Ann Helene. Con quali risultati? «Crediamo che il risultato più grande sia che le Garnsurrladies siano riuscite a creare la propria identità con Garnsurr. La loro dedizione per l'artigianato, il filato tinto a mano e la maglieria sono molto aumentati. Anche il norvegese e altre abilità di base si sono sviluppate notevolmente. Ma bisogna essere pazienti. Capire il norvegese richiede tempo, capire un testo e il significato esatto richiede tempo. Per gli analfabeti, potrebbero essere necessari cinque o sei anni per avere un linguaggio funzionale quotidiano».

Più dei numeri, più del business, quello che conta è che il messaggio arrivi da qualche parte. E con la sua forza, il progetto di Ann Helen si è aperto la strada e ha varcato la soglia di Stephen&Penelope. Chiediamo se è una sorta di supporto da parte del designer Stephen West. «Ci sono progetti d'ora in poi che speriamo includeranno anche il nostro filato. Crediamo di poter dire che ora siamo supportati. Siamo davvero felici e speriamo di poter offrire il nostro meglio!». I filati Garnsurr sono distribuiti anche in Italia da Fiordilana.

(le foto di Ann Helen Skaug e delle Garnsurrladies sono tratte dalla pagina Facebook Garnsurr.no)

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