Olga con le matasse di lane appena tinte

Olga, dalla Russia alle pecorelle

  • Manuela Zadro
  • Storie di oggi

«Olga e pecorelle» è la storia di una donna russa che fino a dieci anni fa non aveva mai visto una pecora. Ma voleva lavorare la lana e il feltro.

«Vengo da San Pietroburgo. Sono cresciuta nel centro di una città di cinque milioni di abitanti in un cortile senza neanche un albero» ci racconta Olga Amirkhanova, 40 anni, allevatrice, pastora, tintora e feltraia che ha la sua base in un paesino di 800 anime in Valchiusella, in Piemonte. E’ qui che vive con le sue pecorelle. Ma arrivarci è stato un viaggio lungo. Olga ha vissuto nella metropoli russa fino all’età adulta, senza aver mai visto nè pecore nè mucche nè altri animali che non fossero di città. Però coltivava un grande desiderio: «Avere la lana mia, proveniente da pecore mie, quella grezza, perchè quella che si compra da altri spesso non sa di niente». Il desiderio di Olga è riallacciare un filo: quello del dono che l’animale fa all’uomo.

Nel frattempo, in Russia, impara a fare il feltro. «Là ci sono tante feltraie, c’è una ricca tradizione. Io però ho imparato tutto da sola: sui libri, su internet, provando e riprovando, sbagliando. E ho ancora tanto da studiare…» dice. E poi succede qualcosa: «Circa dieci anni fa è successo che mi sono trasferita in Italia». E quando si stabilisce sulla montagna piemontese, a Vico Canavese, arrivano anche le pecore. Due. Un inizio legato un po’ al caso: «Un tipo che voleva fare una fattoria dattica a un certo punto se ne era sbarazzato perchè non sapeva più che farsene» ricorda sorridendo. Così le prende lei. «Adesso allevo venti pecore merinos»: spiega con il suo accento ancora un po’ straniero. In poco tempo è diventata una mini allevatrice. Vende il filato delle sue pecore, che lascia al naturale o tinge lei stessa con le piante, lasciandole asciugare all’aria aperta o vicino alla stufa a legna.


Poi si dedica al feltro, e per le sue creazioni compra da altri la lana già tinta e pettinata. E’ un’artigiana autodidatta. Libri, fotografie, internet. Grazie al suo percorso in solitaria crea cose molto originali, uniche. Hanno un’anima. Le creature di «Olga e pecorelle» non somigliano a niente di quello che si vede in circolazione. Sono tenere, fantasiose, sembrano uscite dal bosco. Olga realizza cappelli e berretti da elfo con «code» a ricciolo, tube a tesa rigida dai colori smaglianti, sul feltro riproduce fiori, foglie, stelle alpine, giocando con la colorazione naturale. E poi ci sono i mezzi guanti a forma di foglia, gli scaldapolsi, le stole che sembrano tappeti di sottobosco e che vengono impresse con la tecnica ecoprint. E ancora: pecorelle in miniatura, buffe pantofole a punta che ricordano Peter Pan, cuscini che sembrano sassi, borse da pastora. Tutto ricorda il mondo dei folletti della montagna, ma con ironia. «Mi sono ispirata ai libri fantasy che leggevo in Russia. Da quella città potevo solo evadere con la fantasia…» ricorda. C’è l’ispirazione della montagna anche nei colori: «Prevalememente uso i marroni e i gialli che ottengo dalle foglie di noci e castagni, ma anche di aceri e querce, poi il giallo arancio dalle bucce di cipolla e il giallo fortissimo dalla verga d’oro».


Però la vita dell’artigiana è dura. I materiali che usa sono "poveri" ma richiedono tempo e sacrifici. Olga ha dovuto fare anche dei compromessi, ad esempio comprare da altri la lana che usa per il feltro: «All’inizio avrei voluto usare la mia ma è un processo molto lungo e il prodotto finale poi costerebbe troppo. Oggi tutti comprano ai mercati e vogliono spendere poco». E pochi capiscono il valore della filiera e di chi la vuole valorizzare.

 

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