Le Pussyhat con i cappellini rosa fatti a maglia manifestano contro Trump

Se le knitter mettono al bando Trump

Tempi duri per Donald Trump se anche la comunità knitting lo ha messo al bando. Il presidente degli Stati Uniti d’America è stato bannato dal sito Ravelry, la piattaforma con otto milioni di iscritti in tutto il mondo.

Dopo la campagna antirazzista lanciata qualche mese fa, il sito della maglia e della fiber art torna a schierarsi e stavolta lo fa contro ogni forma di endorsement al presidente. La comunicazione degli amministratori è apparsa in home page: «Non possiamo fornire uno spazio inclusivo di tutti e consentire anche il supporto alla supremazia bianca. Il supporto dell'amministrazione Trump è un supporto inequivocabile alla supremazia bianca».

Così su Raverly sono state immediatamente bandite tutte le forme di sostegno a D.T.: vedi l’incitamento all’odio nei forum, l’esclusione di determinati gruppi dalla visione dei lavori, gli avatar, i riferimenti o le allusioni alla sua politica anche solo nei maglioni o nelle sciarpe.

Raverly, nato dalla passione per il knitting di una blogger e con l’aiuto del suo compagno, è oggi un gigante multietnico animato da una comunità presente in tutto il mondo. Al suo interno pertanto sono rappresentati paesi, orientamenti politici, religioni, identità sessuali, condizioni sociali molto diverse tra loro. Altro che amministrare gli Stati Uniti d’America… Gestire Raverly richiede abilità diplomatiche non da poco per la quantità di gaffes su scala mondiale che si possono nascondere anche dietro a un paio di calzini. Le denunce di chi si è sentito discriminato o offeso da forme di hate speech sono sempre state prontamente accolte dallo staff.

Sul caso Trump la comunità knitting si è divisa e sui social la notizia è rimbalzata da un paese all'altro. C'è chi grida alla censura, c'è chi rivendica che il fine - una società più inclusiva - giustifica i mezzi anche se sono un po' forti, e c'è chi più banalmente borbotta: «Ma ci fosse qualcuno che mi spiega il diritto e il rovescio…». Forse mettere al bando il presidente degli Usa da una piattaforma di knitting può sembrare eccessivo. Ma in America anche una società di giochi di ruolo online lo ha già fatto, la RPG.net, con le stesse motivazioni. Senza contare che uno di movimenti di opposizione a Trump durante la sua campagna elettore fu proprio quello delle «Pussy Hat», le donne che indossavano cappellini rosa fatti a maglia.

Di sicuro, la difesa dei diritti viene prima di tutto. Inclusione, rispetto, pari opportunità sono le parole d’ordine. Queste sì, davvero, universali. E se c’è da difenderle, ogni luogo è buono. Anche un knitcafè.

(La foto è tratta dalla pagina Facebook Pussyhat Project)

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